Chi siamo

 

   







 Il Genio Vagante

 Errare, Scoprirsi, Compiersi

Solitamente si associa il vagare al vagabondare, a quel disorientamento cronico che spinge a trascinare i propri passi svogliatamente guidati solo dalle necessità fisiologiche, indispensabili alla vita del corpo. Se la convinzione è comoda e di facile interpretazione, v’è chi in questo mondo è nato per rompere gli schemi e che non conosce altra via che quella opposta al credo della moltitudine. In questa non-ottica sognatrice, frutto di menti altrettanto visionarie, si colloca Il Genio Vagante. Uno spazio, una tribuna, una rete, un punto d’incontro e di condivisione di vita, di sapere, di sogni. Un palco sul quale i giovani italiani erranti del mondo trovano non solo una voce al loro io, ma anche e soprattutto un orecchio attento nell’ascoltarli.

 

Un’idea, quella di genio vagante, che si vuole e s’impone come opposto alla nozione, ormai troppo schiava di connotazione negativa, di cervello in fuga. Un contrasto netto e palese sì, perché il genio non scappa, non fugge, non si nasconde, ma al contrario vaga, perché bramoso di vita e conquista, spinto da un bisogno viscerale di sentirsi realizzato. Il vagare prende allora il valore di una corsa, una volata cosciente, voluta e desiderata verso la libertà. E che poi questa gioventù italiana non capitoli sotto l’effetto boomerang e non faccia ritorno nello stivale, poco importa, perché corpo e sapere sono scindibili e se non sarà la presenza fisica, sarà il loro sapere e le loro realizzazioni che ritorneranno trionfanti.

 

Aldilà del suo ruolo di confidente, Il Genio Vagante si vuole anche come rottura dagli stereotipi con i quali troppo spesso, e con troppa leggerezza, sono dipinti gli italiani. Spingendo quindi l’essenza italiana lontano dal duetto pasta e mandolino e oltre le belle macchine e l’alta moda, il progetto si tinge di tinte rinascimentali ispirandosi a chi, durante il Rinascimento, si fece ambasciatore del sapere italiano in Europa. Ed è così che in opposizione alla locuzione latina ‘‘Nemo propheta in patria’’, questo movimento ambisce a sollevare il lenzuolo bianco dell’indifferenza che avvolge questi nostrani geni erranti, liberandoli così dalla condizione di fantasmi e conferendogli l’ascolto e i meriti che il loro coraggio e cammino esigono.

 

Perché se lo stivale offre comodi pretesti e suggerimenti per la giustificazione della propria condizione, nella vita è sempre meglio uscire per scoprire, piuttosto che restare per subire. Se siamo noi, esseri umani, anche l’esito delle genti che incontriamo nella vita e delle esperienze generate, l’auspicio è allora di essere geni vaganti alla scoperta del mondo, alla scoperta di sé stessi.

 

The Travelling Genius

Wandering, Discovering, Accomplishing

Usually wandering is associated with roaming that chaotic disorientation which pushes to drag its steps wholly driven only by the physiological needs indispensable to the life of the body. If this belief is comfortable and easy to interpret, there are those in this world born to break the patterns and know no other way than the one opposed to the belief of the multitude. In this non-optical dream, the result of equally visionary minds, lies The Wandering Genius. A space, a forum, a network, a meeting point and sharing of life, of knowing, of dreams. A stage on which the young Italian traveler finds a careful ear in listening to them.

 

An idea, that of the wandering genius, which is desired and implied as opposed to the notion, now imbued with a negative connotation, of brain drain. Indeed a clear and obvious contrast, as the genius does not escape, does not flee, s/he does not hide, but travels, since s/he is craving for life and conquers, driven by a visceral need to feel accomplished. The wandering thus takes on the value of a race, a meditated sprint toward the desired freedom. Then, whether this Italian youth returns or not to the Italic boot, it does not matter, because body and knowledge are detachable and if it is not the physical presence, it will be his/her knowledge and his/her achievements that will return triumphant.

 

Along with his/her role as a confidant, the Wandering Genius also wants to break with the stereotypes with which Italians are too often and easily painted. Pushing the Italian essence away from the duet of pasta and mandolin and beyond the beautiful machines and the high fashion, the project is painted in Renaissance colours inspired by those who during the 16th century became ambassadors of Italian knowledge in Europe. And that is how, in opposition to the Latin word Nemo propheta in homeland, this movement seeks to lift the white sheet of indifference enveloping these homegrown wandering geniuses, thus freeing them from the condition of ghosts and giving them the listening and merit that their courage and path deserve.

 

If the Italic boot offers comfy pretexts to excuse your own condition, life must be lived and not endured. As a matter of fact, if we are human beings, even the outcome of the people we encounter in life and the experiences generated, the hope is then to be wandering geniuses to discover the world, and find ourselves.