Vittoria Zorfini – Elezioni italiane 2018 – Che fine hanno fatto gli intellettuali e i cervelli in fuga

Vittoria Zorfini – Elezioni italiane 2018 – Che fine hanno fatto gli intellettuali e i cervelli in fuga

Al termine di questa tornata elettorale, a prescindere dall’esito, c’è un quesito che dovrebbe far riflettere. Dove sono finiti gli intellettuali? Non che in Italia manchino, anzi, vi sono fior fior di pensatori, studiosi, scrittori e chi più ne ha più ne metta, ma la sensazione è che qualcosa sia cambiato rispetto al passato.


Non è per fare i nostalgici, ma a guardarsi indietro, sembrerebbe che gli intellettuali del nostro tempo abbiano smesso di schierarsi da una parte o dall’altra. Hanno forse perso quel ruolo che li rendeva protagonisti in prima linea?


Una riflessione suscitata dal giornalista Ernesto Galli della Loggia che, in un articolo sul Corriere della Sera, dipinge questa “tradizione d’impegno nazionale” come apparentemente svanita. Ricorda come uomini e donne dello spettacolo, romanzieri e giornalisti abbiano fatto l’Italia come pochi altri a partire dall’800, passando per il Risorgimento fino ad attraversare il secolo scorso.


Ma oggi cosa è cambiato? Questa assenza percepita è sintomo di che cosa? E qui entra in gioco un dato che ormai è diventato una costante, gli italiani all’estero. Accomunati dalla stessa nazionalità e dall’aver oltrepassato i confini, parlano altre lingue, lavorano per aziende e università straniere. Giusto per farci un’idea, solo nel 2016 124.076 persone sono espatriate, e sono in aumento del 15,4% rispetto al 2015 (fonte Sole24).


Esiste dunque una “concentrazione culturale cosmopolita”, citando Gramsci, che si è trasferita altrove portando con sé il proprio estro e il proprio genio.


Questo sradicamento porta sicuramente ad un senso di distanza e ad una difficoltà nel trovare la propria collocazione come intellettuale impegnato, se così vogliamo chiamarlo. Siamo di fronte ad un cambiamento già in atto. Anche la figura di quello che chiamiamo “cervello in fuga” non è più la stessa. Parliamo di persone che fanno la valigia per formarsi, e non solo per motivi economici. Se gli italiani vagano in cerca di stimoli allora vuol dire che forse anche la figura dell’italiano che va all’estero è cambiata così come la figura dell’intellettuale oggi. E allora, più che di assenza dalla scena politica, dovremmo parlare di una rifunzionalizzazione del ruolo del pensatore moderno. Guardando all’ultimo risultato elettorale in cui le forze politiche storiche sembrano sgretolarsi, e davanti ad un immaginario collettivo in bianco e nero, è difficile ristabilire quel senso di appartenenza necessario per schierarsi da una parte o dall’altra. Ma forse, in questa apparente perdita di fede partitica, è proprio il nuovo uomo di pensiero che può suggerire alla politica un diverso percorso.



Vittoria Zorfini, nata a Roma, freelance. Scrive per la rivista Panoram Italia.

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